La mostra è promossa dall’Istituto Italiano di Cultura di Pechino, con il sostegno della Fondazione Italia Cina Art Center, sotto la direzione di Feng Jiao, ed è ideata e coordinata da Nuova Artemarea ETS, presieduta da Guicciardo Sassoli de’ Bianchi Strozzi, con la curatela di Ren Jingge. Il progetto riunisce nove artisti provenienti da diversi Paesi e contesti culturali, presentando 31 opere tra pittura, disegno, scultura, installazione, design e multimedia.
L'inaugurazione si è tenuta il 4 settembre 2026 alle ore 18.00 presso la Fondazione Italia Cina Art Center di Pechino, mentre la mostra è aperta al pubblico dal 5 settembre al 4 ottobre 2026.
Dall’“antagonismo” all’intellettualità
Global Intellettualismo nasce dall’osservazione di una modalità di ricerca che sta emergendo nell’arte contemporanea.
Nel corso del Novecento, da Marcel Duchamp e dalla ridefinizione dell’istituzione artistica fino alla “scultura sociale” di Joseph Beuys, passando per l’arte politica, la critica istituzionale e le pratiche partecipative, l’idea di antagonismo ha rappresentato a lungo una delle chiavi principali per interpretare l’arte contemporanea.
Nel sistema artistico globale di oggi, tuttavia, il rapporto tra artista e società si presenta in forme sempre più complesse. Accanto al confronto diretto, gli artisti intervengono sempre più spesso attraverso il pensiero, la conoscenza, l’educazione e la ricerca, contribuendo alla trasformazione dell’ambiente culturale in cui operano e sviluppando nuove forme di pratica artistica.
È in questa prospettiva che la mostra assume il Global Intellettualismo come chiave di lettura, individuando nell’Accademia di Belle Arti di Bologna un punto di partenza privilegiato per riflettere sul ruolo dell’educazione artistica quale spazio di trasmissione del sapere, di scambio interculturale e di diplomazia culturale.
Nove artisti, una rete di conoscenze
Un ruolo centrale nel percorso è affidato alla ricerca di Luca Caccioni, artista e professore dell’Accademia di Belle Arti di Bologna. La sua pratica, fondata anche sull’antropologia dell’arte, indaga le relazioni tra l’essere umano, l’immagine, la memoria e il mondo. Attraverso l’impiego di antichi manoscritti italiani come materia pittorica, Caccioni mette in dialogo le tracce della storia con il linguaggio della pittura contemporanea.
Aiello Lelio, professore dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, sviluppa invece una ricerca incentrata sulla materia e sulle relazioni tra materia, linguaggio e significato artistico. Attraverso materiali come la cenere e l’impiego di diversi dispositivi multimediali, l’artista affronta temi quali identità, memoria e tempo, facendo della materia stessa uno degli elementi attraverso cui il significato dell’opera prende forma.
Gli artisti cinesi Li Ping e Guo Donglai testimoniano l’estensione dell’esperienza formativa bolognese nella pratica artistica cinese. L’incontro con l’educazione artistica italiana si intreccia nelle loro ricerche con la memoria, l’esperienza culturale e la tradizione proprie, dando origine a linguaggi personali capaci di creare nuove connessioni tra Italia e Cina.
Anche Hong Lingling, artista cinese formatasi all’Accademia di Belle Arti di Bologna, ha sviluppato dopo gli studi un linguaggio leggero, essenziale e poetico. La sua esperienza non si è tuttavia esaurita nella pratica individuale: le conoscenze acquisite a Bologna sono state trasmesse anche alle generazioni successive di giovani artisti cinesi che hanno intrapreso lo stesso percorso formativo, dando vita a una continuità generazionale dell’esperienza artistica.
L’artista italiano Carloalberto Lucioni, da lungo tempo attivo e residente in Cina, utilizza la tecnica della tempera per esplorare una dimensione di raccoglimento interiore e il rapporto con la tradizione classica. La tradizione diventa per lui una forza spirituale attraverso cui confrontarsi con la velocità e la superficialità della vita contemporanea.
L’artista iraniana Mansa Sabaghian muove invece dall’identità culturale e dalla riflessione sul sé, interrogandosi sull’influenza dell’architettura e dell’ambiente sulla percezione individuale. Nella sua ricerca convergono l’esperienza della cultura orientale e gli strumenti concettuali e metodologici acquisiti attraverso la formazione artistica italiana.
Daniele Chabonkin Cinquerrui costruisce la propria ricerca a partire dalla pittura e dallo studio di oggetti e immagini capaci di attraversare il tempo. La sua pratica riflette sulle forme di alienazione prodotte dall’eccesso di informazioni contemporaneo, proponendo un ritorno dalla frammentazione visiva a una visione più complessiva.
L’artista lituana Sigita Dabulskytė intreccia infine la propria esperienza territoriale con la formazione artistica italiana, integrando nella sua ricerca la tradizione paesaggistica lituana, l’esperienza della pittura a inchiostro cinese e gli elementi decorativi della ceramica. Ne emerge un linguaggio capace di costruire connessioni visive originali tra tradizioni culturali differenti.
Da Bologna al mondo: l’arte come diplomazia culturale
I nove artisti provengono da Paesi, storie e contesti culturali differenti, ma condividono una rete di conoscenze formatasi attraverso l’esperienza dell’educazione artistica bolognese. Le loro opere non costituiscono un insieme riconducibile a un unico stile: ciò che le accomuna è piuttosto un processo continuo di apprendimento, scambio, trasmissione, reinterpretazione e creazione.
La mostra non intende quindi raccontare una trasmissione unidirezionale di un modello artistico dall’Italia al mondo, ma osservare come conoscenze, esperienze e linguaggi artistici possano attraversare le culture, trasformarsi e acquisire nuovi significati in contesti differenti.
Le 31 opere esposte, realizzate attraverso pittura, disegno, scultura, installazione, design e multimedia, compongono così una sorta di laboratorio artistico internazionale, nel quale differenti esperienze culturali entrano in relazione.
In questo senso, l’educazione artistica supera la semplice trasmissione delle competenze tecniche e si configura come una forma concreta di diplomazia culturale: un processo capace di far circolare il sapere oltre i confini, favorire la comprensione reciproca tra tradizioni diverse e trasformare, attraverso lo scambio tra generazioni di artisti, la trasmissione culturale in una forma di creazione condivisa.
Global Intellettualismo – La Scuola Artistica di Bologna parte dunque da Bologna per interrogare nuovamente il rapporto tra arte, conoscenza e scambio culturale, portando nel cuore di Pechino un dialogo che continua a svilupparsi attraverso le opere e le esperienze di nove artisti.
Scheda tecnica
Titolo
Global Intellettualismo. La Scuola di Bologna
Sede della mostra
Fondazione Italia Cina Art Center, Pechino
Inaugurazione: 4 settembre 2026, ore 18.00
Apertura al pubblico: 5 settembre – 4 ottobre 2026
Organizzatori e Coordinatori
Fondazione Italia Cina Art Center
Associazione Nuova Artemarea ETS
Sostegno istituzionale
Istituto Italiano di Cultura di Pechino
Supporto
Guicciardo Sassoli de’ Bianchi Strozzi, Presidente dell’Associazione Nuova Artemarea
Feng Jiao, Direttrice della Fondazione Italia Cina Art Center
Curatore
Ren Jingge
Assistenza e Traduttore
Francesco Tomé
Collaborazione all’allestimento
Ma Jingjing
Ringraziamenti
Roberto Pinto, Professore dell’Università di Bologna
Luca Caccioni, Professore dell’Accademia di Belle Arti di Bologna